Dec 13

mattina

 

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Ci son nata alle 7, in una mattina di nevischio mi dicono i miei, dopo una trentina d’ore di travaglio ricorda mamma, con gli occhi aperti, ed una smorfia simile ad un sorriso, per questo Allegra.
Non ho memoria di aver mai dormito più che fino alle 9, neppure quando tornavo alle 6, in casa mia non era consentito poltrire la mattina.
Mi è pure sembrato naturale svegliarmi alle 4 o alle 5 per le colazioni attaccate alle puppe della prole, è mattina a quell’ora, in certi periodi è pure già tardi.
Invecchiando dice si dorma meno, può essere, anche se non son rare le dormite di 12 ore filate per me, ma vado a letto coi polli, la mattina non si dorme, la mattina non va sprecata.
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Nov 13

pane, ancora.

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Ancora e ancora e ancora. Ché ogni volta che ne scrivo e categorizzo son convinta di essere arrivata a un punto, einvece.
Lei, la mamma mia, è cresciuta, nata il 13/03/2013 ora ha più di un anno e mezzo. E cambia, continuamente, non ci sta mai più di un mesetto a comportarsi esattamente come ho imparato che si comporta. Me lo fa apposta, mi mette alla prova, per vedere se mi distraggo troppo, e me lo tira in culo con pani che escono appena appena passabili, appena mi sconcentro. È una stronza. Pefforza, cresciuta io.
Cambia col tempo, con le temperature, in base a quando la lavoro, ed ovviamente si offende se non la considero per più di una settimana.
Son cambiati i tempi di lievitazione, ovviamente. Se appena rinfrescata, una volta impastata, in due o tre ore, sempre a seconda del clima, è pronta ad esser divisa in forme da infornare dopo un’altra lievitazione, il tempo di far scaldare il forno, più o meno. Il tutto è più lento con le giornate fredde.
Io la adoro questa cosa che in base a come girano le nuvole gira anche il pane.
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Nov 07

maestri

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Ne ho avuti pochissimi. Ho permesso a pochissimi di insegnarmi qualcosa. Ovviamente.
Chi sopporta di sentirsi indicare il comportamento, il ragionamento o l’azione giusta?
Sicuramente non io.
Ma forse va anche fatta chiarezza su cosa si intende per maestri, e cosa sono invece i maestrini.
Alla prima categoria appartiene mia nonna.
Alla seconda più o meno il resto del mondo.
Altro criterio di distinzione è l’ascolto: i maestri parlano e ascoltano, i maestrini parlano e basta. Ma attenzione, i maestri molto spesso stanno proprio zitti.
Per essere proprio sicuri sicuri vanno guardate anche le azioni: i maestri fanno, o hanno fatto, ci sono le prove; i maestrini teorizzano.

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Nov 07

fuori

Screenshot_2014-11-07-11-33-51_1Fuori da ogni dispositivo di accesso a internet, fuori da ogni necessità di ripetitore, che resta?
La vita reale, quella che dovremmo farci, che dovremmo avere, che abbiamo, con la quale facciamo i conti.
La chiamerò fortuna la mia, sebbene di fortuna non si tratti, è farsi il culo, cambiare quel che di noi non ci piace, adoperarsi per migliorare noi stessi e il nostro ruolo in relazione agli altri.
Quindi? Che cazzo voglio ora? Che mi manca? Che pretese di condivisione ho?
Perché non riesco a bearmi di quel che faccio, dei risultati raggiunti, senza una sorta di impulso maniacale alla condivisione?
Perché non riesco ad essere misantropa? Perché continuo a cercare la socializzazione?
Semplice egocentrismo in cerca di pubblico?
Utopia del voler insegnare qualcosa di quello che ho imparato?
Volontà di raccontare un altro modo possibile?
Insoddisfazione personale che cerca cura nella gratificazione che solo una persona altra da me può darmi?
Bah, ho acceso un pc la prima volta nel 2008, magari riesco a resettarmi al prima di… quel che avevo da prendere ho preso.
Forse qualcosa da dare l’ho ancora, forse.
Allora…
Cazzo volete?
È un post casuale, se vi pare girate la testa altrove.
alle

Jun 30

5 minuti

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Raramente ne servono di più per dare forma alle cose.
Certe mettono le barbe per decenni, ma si fanno chiare in pochi minuti di illuminazione giusta.
Altre sembrano non esistere finché non ci sbatti contro il muso, e son frazioni di secondo, neppure minuti.
Le cose, e le persone, si possono perdere in pochi minuti.
Un fulmine su un ciliegio, o quello che passa vivido in mente facendo scivolare le persone nello scarico dei pensieri. Inutile anche tirare lo sciacquone, il gorgo che si forma lascia un vuoto pulito.
È tutto un girare intorno ad attimi in cui si realizza, ci si rende conto. E diventa difficile anche ricordare come si potesse vedere appannato prima di quel momento.
Come quando ti scappa un gatto: com’è possibile non ricordare da quanto non lo vedi girarti intorno?
Come facevi a non vedere lo squallore, ma anche la rarità, di una persona?
In quanto tempo realizzi che un temporale può azzerare quello su cui contavi?
Ed è per quel momento di lucidità assoluta che si può vivere.
Per quando vedi quello che hai intorno, o dentro.
Certo che ci sono i percorsi, di vita, di esperienze, di rimuginìo mentale… ma sono quegli attimi in cui succede che realizzi a farti salire uno scalino, o a fartelo scendere.
O forse è che io vivo di tramontana.
alle

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